Nelle opere di Edward Hopper, colori brillanti, luci e ombre, incorniciano scene di semplice vita quotidiana e paesaggi da cui emerge l’immobile caos dell’animo umano.

Nato sul finire dell’800 nella periferia di New York City – per la precisione Nyack – una piccola cittadina sul fiume Hudson, Edward Hopper e’ il miglior interprete del cosiddetto “realismo americano”.

Di origini borghesi, il suo amore per l’arte si manifestò già durante l’infanzia e venne incoraggiato dalla sua famiglia, ma ci vollero quasi vent’anni affinché i suoi dipinti dai colori brillanti e dal contesto “estraniante” venissero apprezzati da un pubblico che lo conobbe inizialmente come illustratore.


I soggetti dei suoi dipinti possono essere divisi principalmente in due aree: paesaggi e ritratti.

Ho conosciuto questo pittore notando su internet un’immagine del suo quadro forse più famoso “Soir Bleu” e fu amore a prima vista! E’ nitido in me il ricordo della sorpresa che provai quando ammirai il quadro esposto nel 2016 a Palazzo Fava a Bologna (dimensioni 91 x 182 e rotti.. non certo la Gioconda!).

Quel dipinto, ambientato nella Parigi dei primi del ‘900, mi colpiva per l’assoluta immobilita’ dei suoi personaggi e mi affascinava in una maniera quasi disturbante.
Quando mi sono trasferita a Milano, originaria di una piccola cittadina sul mare invece che su un fiume, ho colto meglio nei suoi quadri il significato della solitudine dell’uomo nel marasma urbano, o meglio ,  “mare culturale urbano” .

Quello che colpisce dei suoi quadri e’ l’ estrema semplicità e l’onesta’ con cui luci e ombre esaltano, tagliano e caratterizzano delle scene di vita comune, in cui dal personaggio – o dai personaggi, mai in comunicazione tra di loro –  emerge una suggestione malinconica, lasciando ampio spazio a interpretazione e introspezione.

Dalla solitaria stazione di rifornimento “Gas” al celeberrimo “Nighthawks” che ritrae una scena all’interno di un bar, fino alla calma ma fremente immobilita’ della giovane ritratta in “Morning Sun” , nelle diverse ambientazioni l’artista riesce a bucare lo schermo e a trasmetterci un’emozione distaccata che porti a farci delle domande, a farle proprie, se non diventare noi stessi i protagonisti della scena.
Dalle sue opere emerge l’urlante silenzio dei suoi personaggi , la brillantezza dei colori che sono in antitesi con l’assenza di calore delle scene

Le immagini sono nitide e semplici ma forse e’ proprio questo che apprezziamo nell’artista, di cui riporto forse una delle frasi piu’ celebri “tutto quello che volevo fare era dipingere la luce del sole sul lato di una casa” .

Per chi volesse apprezzare le opere di Hopper da un’altra prospettiva, segnalo un interessante progetto fotografico di Richard Tuschman.

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